venerdì 20 giugno 2008

L'ultimo saluto del sergente

Poche battute da un dialogo tra Mario Rigoni Stern e Marco Paolini. Ritratto di un poeta delle nostre montagne, che auspica l'avvento, con Garcia Lorca, del regno delle spighe e la riaffermazione di quel dovere che nessuna celebrazionedella Costituzione può farci sentir nostro: il dovere di partecipare alla collettività, di dare qualcosa





"La neve che come ieri e oggi è caduta abbondante, ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonari, le trincee della Grande guerra, le avventure dei cacciatori. E sotto quella neve vivono i miei ricordi"




da Mario Rigoni Stern, Sentieri sotto la neve

lunedì 28 aprile 2008

Cartoline dalla Liguria

Questo ponte del 25 Aprile l'ho trascorso in Liguria, tra Monterosso e Genova, inseguendo un po' di pace e rilassamento, trovando perlopiù, inutile a dirsi, l'ormai difficilmente evitabile caos turistico. Un turismo invadente e pervasivo, che lascia poco spazio al riposo e alla meditazione.

Per visitare le 5 Terre era consigliato un trekking di un paio di giorni.

Avendo a disposizione l'arco di una giornata di sole ho dovuto limitare l'escursione a punta Mesco, concedendomi invece un giro in motonave tra le 4 affollatissime località: Monterosso, Vernazza, Manarola e Riomaggiore.


Ma mentre iniziavamo l'ascensione, sfogliando una raccolta di versi di Montale, dopo esser passati dalla sua villa di Monterosso...




EREMO DI SANT'ANTONIO


Ora sia il tuo passo

più cauto: a un tiro di sasso

di qui ti si prepara

una più rara scena.

La porta corrosa d'un tempietto

è rinchiusa per sempre.

Una grande luce è diffusa

sull'erbosa soglia.

E qui dove peste umane

non suoneranno, o fittizia doglia,

vigila steso al suolo un magro cane.

Mai più si muoverà

in quest'ora che s'indovina afosa.

Sopra il tetto s'affaccia

una nuvola grandiosa.



Eugenio Montale (da Ossi di seppia)



venerdì 21 marzo 2008

 Tanti auguri, Maestro!


Un piccolo omaggio grafico in ricordo della nostra passata collaborazione!


Un grazie di cuore per ciò che mi hai insegnato e per l'aiuto che mi hai dato!


 Buona Pasqua!


martedì 5 febbraio 2008

Società ingiusta o futuro equo?

Leggendo come al mio solito un po' a spizzichi e bocconi alcuni volumi che, in questi giorni di pre-crisi, campeggiano sparpagliati tra scrivania e tavolino nel mio studio, ho ritrovato una ricorrente citazione di Sant'Agostino, che ben si presta come chiave di lettura dei nostri casi:


"Remota itaque iustitia, quid sunt regna nisi magna latrocinia"?

Senza giustizia che cosa sarebbero in realtà i regni, se non bande di ladroni?




In questo paese, in cui una grossa banda di ladroni si appresta a far sacco, o dove ormai ricorrentemente si alternano al potere dette bande, deve evidentemente esserci un deficit di giustizia.

Lo osservo nel mio piccolo, il mondo della scuola, in cui mi tocca vivere per campare, col ritorno dell'Università selettiva, con il proliferare dei Master a pagamento, con l'abbandono a se stessa della scuola "per tutti".

Queste sono forme di ingiustizia, perchè contraddicono i principi costituzionali su cui si regge lo stato equo e giusto.

Ma da questa società ingiusta può nascere un futuro equo?

La giustizia o è globale o non è.

Come possiamo credere ad una società giusta se a livello globale non esiste giustizia?

Il passo di Sant'Agostino, tratto dal De civitate dei,  l'ho trovato citato in due libri:

il primo è un pamphlet su La politica perduta di qualche anno fa, scritto da Marco Revelli. Il politologo torinese crede ormai esaurito il paradigma della politica moderna, costruito sul monopolio legittimo del male e sulla eterogenesi da esso implicata (dall'uso del male, tipico del potere politico, al bene).

Per uno stato equo, secondo Revelli, occorre rinunciare all'enfasi sui mezzi di potenza, per iniziare a praticare attivamente, politicamente, logiche "altre", e vale a dire cooperative, connettive, relazionali.

L'altro libro in cui ho trovato il riferimento a società e giustizia in sant'Agostino è il report del Wuppertal Institut a cura di W. Sachs e T. Santarius dal titolo Per un futuro equo. Quella a cui si appellano gli studiosi del gruppo di ricerca tedesco è una sorta di giustizia preventiva.

"Per il mondo sociale la giustizia ha, per così dire, lo stesso valore attribuibile all'ecosistema per il mondo naturale e al linguaggio per il mondo culturale: è la spina dorsale di un ordine permanente".

Cerchiamo di non dimenticarcene, visto che da domani saremo in campagna elettorale!


 

lunedì 19 novembre 2007

Scrivere di sè

Il blog era, un po' di tempo fa

solo un diario...

Ora è molto di più, o forse solamente altro.

La scrittura autobiografica resta però uno strumento utilissimo nelle mani dell'educatore.

Intanto, mi vien da dire come insegnante, per mostrare agli studenti che non si scrive solo per il prof.

Ma anche e soprattutto per i tanti motivi riportati da
Silvia Montevecchi in questo suo interessantissimo progetto, da cui sto traendo spunto per avviare con i miei nuovi studenti di prima (ma anche di terza) un percorso appunto di scrittura autobiografica.



  • Raccontare ciò che ci è accaduto o ci sta accadendo, metterlo sulla carta, buttarlo fuori, è già di per se stesso un atto liberatorio, catartico.

  • Vuol dire dunque prendersi del tempo per sé, prendersi cura del nostro io, in sintesi: volerci bene.

  • Significa conoscerci di più. [...]Dare risposte a vecchie domande.

  • E’ una forma di autoanalisi, che aiuta – laddove se ne senta il bisogno -  a trovare risposte personali, autentiche, a problemi personali, per i quali nessuno, nessun altro può cercare soluzioni al nostro posto.

  • E' anche un modo per cercare la felicità.

  • Significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo.

  • Offrire ad altri delle ipotesi di soluzioni per chi può trovarsi in situazioni analoghe.

  • Narrare di sé, aiuta ad acquisire sicurezza superando la paura del giudizio degli altri.  




martedì 6 novembre 2007

Sul bullismo

E' stato un inizio turbolento, che ha rallentato il ritmo scolastico e creato qualche problema di comunicazione con i ragazzi.

Cose scontate ed abituali per chi vive da anni l'esperienza e conosce il mondo delle scuole superiori. Un intralcio in più per me che cerco di costruire la rete di relazioni educative con il nuovo ambiente, partendo appunto da loro, i ragazzi.

Uno dei temi che si affrontano spontaneamente di questi tempi è quello del bullismo.


Tema a cui risultano già sensibili, e talvolta, ahimè, per conoscenza diretta, i bambini della scuola primaria. Ricordo un'indagine di qualche anno fa a cura di Telefono Azzurro.

Oggi, su suggerimento del professor Domenico, segnalo il romanzo breve dello scrittore coreano Yi Munyol  Un piccolo eroe sbeffeggiato di cui potete leggere la recensione qui.



Un libro che, per la sua struttura narrativa molto semplice, può essere letto anche dagli alunni più grandicelli del ciclo primario.

Ma soprattutto segnalo la discussione avviata da Domenico ed arricchita da alcuni suoi interventi, come al solito molto equilibrati e giudiziosi, che affrontano questo ed altri problemi afferenti, chiamando in causa tutti noi: operatori scolastici, genitori, alunni.


http://maestrodomenico.splinder.com/post/14611867


http://maestrodomenico.splinder.com/post/14550710




lunedì 10 settembre 2007

Esordio in prima A

C'erano un po' di emozione e di tensione in me, già da qualche giorno, per l'avvicinarsi di questo esordio.

Poi però ho pensato a loro...anch'essi al  primo giorno nella scuola superiore, e la tensione gradualmente si è sciolta.

Avevo portato la macchina fotografica, ma poi l'ho messa da parte, mi sembrava di nascondere a questi ragazzi una parte di me stesso, per una stupida esibizione, la fissazione di un momento che è solo il primo atto di una lunga storia tutta da costruire.

E allora ho cominciato a guardarli, a cercarli, soprattutto i soli 3 ragazzi di questa classe, per cogliere qualche prima impressione, cercare di far breccia,  aprire un varco in quella corazza che già incrosta le loro giovani personalità.

Prima impressione buona: il numero, 19, la serenità che traspare dai loro volti, soprattutto la consapevolezza dei motivi di una scelta.

La scuola che hanno scelto, infatti, offre la possibilità di accedere ad un impiego o di proseguire gli studi.

Alcuni, consapevoli di non essere destinati a lunghe avventure di studio (università...)ma desiderosi di una qualifica piena.

Altri per le materie (l'indirizzo è un linguistico-aziendale)

Altri ancora già proiettati verso un'attività commerciale che in famiglia si porta avanti con impegno e sacrificio.

L'impressione di una grande maturità che stride con l'immagine di questi giovani propagandata dai media.

Ma domani è un altro giorno e...potrei ricredermi.

Mi aspettano i 28 della prima B (IGEA).

Già solo il numero...

La riprova che la scuola, per diventare veramente una cosa seria, non ha bisogno di +tabelline e grammatica , ma di superare le sperequazioni e d' imparare a saper gestire la sempre crescente complessità.